Intervista al dott. Roberto Boffi: i danni ai polmoni causati dal fumo e dallo smog

Roberto Boffi è responsabile del Dipartimento di Pneumologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori (INT); ha pubblicato numerosi saggi su riviste scientifiche Nazionali e Internazionali. Dal 2018 è membro del comitato scientifico contro il fumo “No Smoking Be Happy!” della Fondazione Umberto Veronesi e ha svolto ricerche che hanno contribuito alla scelta di estendere le aree smoke-free a Milano. Di seguito l’intervista ricca di nozioni e spunti scientifici per comprendere al meglio i danni ai polmoni causati dal fumo e dallo smog.

Da cosa è formata una sigaretta?

«Oltre 4.000 sostanze chimiche si creano nella combustione del tabacco e almeno 250 di esse sono nocive, come la nicotina, il monossido di carbonio, le polveri sottili e persino l’acido cianidrico (usato nelle armi chimiche e come composto nelle camere a gas naziste); inoltre, 62 di queste sostanze sono cancerogene, la maggior parte delle quali è contenuta nel catrame, come, ad esempio, benzopirene, amine aromatiche, formaldeide, che sono presenti negli idrocarburi aromatici policiclici. Con il semplice gesto di fumare una sigaretta si aspirano sostanze chimiche contenute in un flacone di detersivo, in una pompa di benzina, nella marmitta di un’auto e in fabbriche di manifatture plastiche, metalliche e di vernici». 

Quali sono le cause principali delle malattie tumorali dovute dal fumo?

«La causa delle malattie tumorali è il catrame, le cosiddette polveri sottili (Particulate Matter) che sono polveri fini o ultrafini; la differenza la fa il diametro di queste polveri. Esse sono liberate dalla combustione sia delle sigarette sia dei motori diesel. Il cosiddetto pm10 è l’insieme delle particelle. All’interno del pm10 ci sono le particelle ultrafini dette anche nanoparticelle, inferiori a 1 micrometro di diametro. Le particelle dette sub micrometriche sono quelle più pericolose perché passano dai polmoni al sangue che le trasporta in tutto il corpo. Il catrame liberato dalla combustione della sigaretta è composto da nanoparticelle, le quali veicolano la nicotina, non di per sé cancerogena ma sostanza che crea dipendenza come una droga».

Qual è la differenza tra il fumo attivo e passivo?

«Il fumo passivo è potenzialmente più dannoso perché freddo, quindi le sostanze tossiche sono più concentrate. Il fumo passivo è quantitativamente inferiore, ma più dannoso e quindi i due tipi di fumo possono essere equiparati».

Quali sono gli effetti negativi del fumo?

«Innanzitutto, è un dato di fatto che l’aspettativa di vita di un fumatore è di dieci anni inferiore a quella di un non fumatore, inoltre, non si tratta solo di quanto si vive, ma anche di come: le patologie correlate al fumo possono fare la differenza tra una vecchiaia serena e una decisamente più faticosa. Il maggiore effetto negativo sono i tumori. Il fumo è la prima causa evitabile di cancro. Dei circa 33.000 decessi per tumore del polmone che si registrano ogni anno in Italia, nove su dieci sono dovuti al fumo. Oltre alle neoplasie dell’apparato respiratorio, l’uso delle sigarette causa tumori anche di bocca, laringe, esofago, stomaco, pancreas, vescica, rene e collo dell’utero. Le sigarette sono poi responsabili dell’aumento del rischio di malattie del sistema cardiovascolare, specialmente se associate a diabete, ipertensione arteriosa e inattività fisica. Inoltre, la bronchite cronica ostruttiva (BPCO) è il destino del 20% dei fumatori; è una malattia invalidante che provoca infezioni ripetute e continue crisi di “fame d’aria”. Il fumo passivo, a casa e al lavoro, è una delle cause più diffuse di riacutizzazioni asmatiche. Infine, per le donne il fumo può essere causa di problemi di infertilità, di aborto spontaneo, di gravidanze extrauterine e di parto prematuro mentre per gli uomini il fumo può compromettere la qualità del liquido seminale e causare l’infertilità e creare disfunzioni a livello circolatorio e neurologico che contribuiscono ai problemi di impotenza sessuale».

Alcuni pensano che siccome viviamo in città piene di smog non faccia poi una grande differenza fumare o no. Ha un fondamento questo ragionamento?

«Il fatto che lo smog sia altamente inquinante, può indurre il fumatore a pensare che i polmoni si danneggiano in misura uguale, ma ciò non è vero perché le sostanze nocive di smog e fumo insieme moltiplicano gli effetti negativi. La capacità che ha una sigaretta di liberare polveri fini e ultrafini è maggiore di quella che ha un motore di grande cilindrata (anche diesel). Rispetto a un camion è due o tre volte di più e rispetto a un motore diesel anche dieci volte di più. L’esperimento fatto facendo consumare tre sigarette in un box e lasciando acceso un motore diesel per mezz’ora nello stesso box, ha permesso di dimostrare che le particelle di catrame liberate dalle tre sigarette è stato di 15 volte maggiore».

Tornando ai tumori, cosa avviene esattamente nel nostro corpo?

«Le cellule danneggiate dal fumo a livello respiratorio, bronchiale e polmonare, determinano l’infiammazione e la distruzione dei tessuti. Quando l’infiammazione arriva ai bronchi, viene chiamata bronchite cronica, quando invece avviene nei polmoni, causando buchi, è chiamata enfisema polmonare. Raramente viene un tumore alle persone che non hanno avuto la fase di infiammazione e distruzione. Nella fase di metaplasia le cellule vanno incontro ad un’infiammazione cronica e, riproducendosi alterate, possono causare neoplasia, ossia la crescita incontrollata delle cellule che si trasformeranno in tumore (Fig. 1). Da quando la prima cellula neoplastica si altera, a quando può essere identificata con una radiografia o con una Tac oppure si manifestano i sintomi, che sono principalmente la tosse, l’affanno, il dolore al torace e il sangue nell’espettorato, possono passare in media cinque anni. Dal momento in cui compare un tumore ai polmoni, l’infiammazione c’è già stata da qualche anno e questo è un grosso problema, perché il tumore potrebbe esser diventato ormai inoperabile». 

Fig. 1: polmoni messi a confronto: a sinistra l’organo sano; a destra presenza di neoplasia

Come mai i sintomi compaiono dopo così tanto tempo?

«Questo accade perché i polmoni non sono organi innervati, quindi non è possibile sentire dolore; quando quest’ultimo si percepisce è perché sono stati toccati altri organi vicini, ad esempio il rivestimento polmonare, detto pleura.».

Cosa devono fare i fumatori per scoprire in tempo la malattia?

«Risulta fondamentale fare screening tumorali con radiografie o Tac, almeno dopo i cinquant’anni, per cercare di scoprire questi tumori nelle fasi iniziali, quando sono facilmente operabili. Tuttavia, la vera prevenzione è smettere di fumare e gli screening possono essere l’occasione per farlo, con l’aiuto di terapie farmacologiche e di un supporto psicologico».

Se si scopre di avere un tumore ai polmoni cosa accade?

«Le terapie sono nettamente migliorate rispetto a qualche anno fa; se la diagnosi è precoce, cosa possibile con lo screening, si può intervenire tramite videoscopia, evitando eventuali operazioni chirurgiche invasive. Inoltre, esistono nuove terapie oltre alle tradizionali chemioterapie e radioterapie, come l’immunoterapia che non distrugge il tumore in modo mirato, ma stimola il nostro sistema immunitario a reagire contro di esso. Questo approccio aiuta nel caso dei tumori avanzati, quindi inoperabili. Dopo queste terapie, però, è necessario che il paziente smetta di fumare perché il fumo inattiva le terapie oncologiche».

Se si smette di fumare il rischio di avere un tumore si riduce?

«Ci vorranno almeno dieci anni per affermare di avere lo stesso rischio di chi non ha mai fumato, perché le cellule dei bronchi e dei polmoni ci mettono all’incirca dieci anni ad essere sostituite, eliminando tutte le cellule infiammate metaplastiche e che possono più facilmente degenerare e diventare neoplastiche».

In che misura se fumiamo danneggiamo i nostri famigliari e amici?

«Esiste una branca della genetica, detta epigenetica, che studia gli effetti dell’ambiente sulla genetica. Il nostro patrimonio genetico è influenzato dal rapporto con l’ambiente e perciò le generazioni successive sono influenzate dalla nostra scelta di fumare: i figli dei fumatori hanno il 50% di probabilità in più di fumare; inoltre, sono esposti al fumo passivo non solo se i genitori fumano in casa ma anche se escono e non aspettano qualche minuto prima di rientrare perché il fumo residuo viene buttato fuori con l’aria ancora per tre minuti dopo aver spento la sigaretta».

Autore: Caterina Gualtieri
Classe III^A 
Scuola secondaria di I grado – Istituto Orsoline di San Carlo, Milano

Progetto divulgazione scientifica AIB&OSC
Docente responsabile: Elisa Mapelli Mozzi

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