Il pancreas: anatomia, fisiologia e patologia

Fisiologia del pancreas

Il pancreas è un organo che fa parte dell’apparato digerente ed è fondamentale nella digestione degli alimenti, in particolare i grassi. È l’unico organo del nostro corpo che si presenta sia come ghiandola endocrina sia come ghiandola esocrina e attua conseguentemente una doppia e vitale funzione. Il pancreas è una ghiandola voluminosa (Fig.1), lunga e piatta, situata trasversalmente nella parte superiore e posteriore della cavità addominale. Nei soggetti giovani raggiunge un peso di circa 80-100 grammi mentre la lunghezza complessiva si colloca intorno ai 15 centimetri. È circondato da fegato, stomaco, piccolo intestino e cistifellea e limitato posteriormente dalla spina dorsale. È caratterizzato da un colore prevalentemente rosa salmone ed ha una consistenza piuttosto dura; mostra inoltre una superficie lobulata. È mantenuto stabile nella sua posizione tramite il duodeno, che ne accoglie la testa. Dal punto di vista anatomico il pancreas viene normalmente suddiviso in tre porzioni che prendono il nome di testa, corpo e coda del pancreas, ma in casi più specifici si può ancora suddividere in ulteriori due zone, ossia collo e processo uncinato. La testa rappresenta la sua parte più grossa e spessa e prende contatto con l’ansa duodenale. Il corpo, leggermente obliquo dal basso verso l’alto, rappresenta il segmento intermedio ed è disposto frontalmente rispetto all’aorta e alla vena cava. La coda del pancreas, infine, si collega con l’ilo della milza e rappresenta il tratto assottigliato con cui termina l’organo ghiandolare. Queste suddivisioni hanno notevole importanza, poiché in chirurgia si utilizzano diversi protocolli di intervento a seconda della identificazione del tumore presente sul pancreas.  

Fig. 1 Anatomia del pancreas – Fonte: medicinaonline

Duplice funzione

Normalmente le ghiandole esocrine, come le ghiandole sudoripare, rilasciano sostanze di scarto – il sudore ne è un esempio – all’esterno dell’organismo. La funzionalità esocrina del pancreas è differente dalle normali ghiandole esocrine presenti nel nostro corpo, in quanto quest’ultimo rilascia degli enzimi chiamati lipasi e amilasi nel primo tratto intestinale, il duodeno, per favorire la digestione del bolo e soprattutto dei grassi. Lipasi e amilasi sono due enzimi che accelerano le reazioni chimiche e metaboliche nel processo di digestione, attuando l’idrolisi dei grassi, e trasformando i trigliceridi in glicerolo e acidi grassi (lipolisi). Il dosaggio sanguigno di lipasi e amilasi permette al medico di valutare la funzione del pancreas e/o di controllare la possibile evoluzione di un trattamento in caso di pancreatite. 

Lipasi e amilasi si presentano sotto forma di un liquido viscoso e giallo e vengono rilasciati insieme alla bile, un liquido di colore verde-giallastro secreto dal fegato, all’interno del duodeno attraverso il dotto pancreatico. 
Per quanto riguarda l’attività endocrina, invece, solitamente gli organi che hanno tale funzione sono in grado di rilasciare all’interno dell’organismo delle sostanze che possono essere ormoni. Un tipico esempio di organo avente questa funzione è l’utero il quale rilascia ormoni come estradiolo e progesterone. Nel caso del pancreas, gli ormoni proteici rilasciati sono glucagone e insulina, prodotti dalle cellule alfa e beta delle isole di Langerhans, ovvero gruppi di cellule endocrine situate all’interno dell’organo che attuano una funzione metabolica di vitale importanza per la regolazione dei livelli ematici di glucosio. Il glucagone, infatti, è un ormone iperglicemizzante, aumenta quindi la richiesta di glucosio, mentre l’insulina è un ormone che attua un’attività contraria, ossia ipoglicemizzante. Nel caso di disequilibrio metabolico, l’ormone che può essere rilasciato in minor quantità nel sangue è l’insulina e si incorre di conseguenza ad una diminuzione nel circolo sanguigno di ormone ipoglicemizzante e conseguente iperglicemia che può portare al diabete, una rischiosa malattia metabolica.

La Pancreatite acuta e cronica

Come tutti gli organi, anche il pancreas può andare incontro ad infiammazioni acute o croniche che prendono il nome di pancreatiti. La pancreatite acuta e la pancreatite cronica sono esattamente la medesima patologia con la differenza che la prima ha un processo morboso funzionale a rapida evoluzione e una risoluzione nel breve periodo, mentre la seconda dura nel tempo e non trova né miglioramento né risoluzione rapida. In quest’ultimo caso, la patologia si presenta sotto forma di un processo infiammatorio costante che non è più curabile ma è solo tamponabile tramite l’utilizzo di specifici farmaci.

Fisiopatologia

Ma cosa succede nel pancreas, a livello fisiopatologico in caso di pancreatite?

Abbiamo visto che il dotto pancreatico è il canale utile a secernere i due enzimi lipasi e amilasi nel duodeno, ma, a causa di un’errata alimentazione – prevalentemente ricca di grassi o in presenza di alcol – si può andare incontro ad un’ostruzione del dotto con conseguente accumulo degli enzimi pancreatici e biliari all’interno dell’organo. Questa situazione ha conseguenze gravissime, in quanto i due enzimi, con spiccata attività di lisi e degradazione non selettiva, cominciano a degradare e a lisare le cellule pancreatiche. Per questo motivo i pazienti affetti da pancreatite acuta o cronica possono presentare nell’organo, in base all’entità dell’infiammazione in corso, delle aree necrotiche. Le cellule, infatti, una volta lisate dagli enzimi pancreatici muoiono e portano così alla formazione di veri e propri fori all’interno dell’organo. Si definisce necrosi l’insieme di alterazioni che in un organismo vivente comportano la morte di cellule o gruppi cellulari, zone di tessuto e porzioni di organo. I diversi tipi di necrosi si distinguono tra di loro per la forma e la struttura del tessuto danneggiato: quella interessata alla fisiopatologia del pancreas è chiamata steatonecrosi. È una zona di necrosi del grasso (tessuto adiposo) spesso dovuta a secrezione di enzimi, come le lipasi pancreatiche, nell’organo o nella cavità peritoneale. Le cellule adipose si rompono rilasciando nel tessuto circostante gli acidi grassi, che a loro volta reagiscono con gli ioni calcio (tipo di calcio presente nel plasma), formando dei depositi biancastri visibili nell’organo interessato, con un processo definito saponificazione dei grassi. Dopo tale processo le cellule non si rigenerano, in linea di massima si può formare un tessuto fibroso cicatriziale che non svolgerà più nessuna funzione fisiologica nel tempo. 

Valori ematici

Gli esami del sangue utili per indagare sulla funzionalità del pancreas in caso di pancreatite acuta o cronica valutano i valori degli enzimi pancreatici lipasi e l’amilasi. Questi enzimi hanno un valore di riferimento negli esami ematici: l’amilasi parte da un minimo di circa 28 fino a un massimo di 100, mentre le lipasi partono da un minimo di circa 13.0 fino ad un valore massimo di 60.0. Solitamente si diagnostica una pancreatite acuta o cronica dall’innalzamento della lipasi, essa infatti può addirittura arrivare oltre ai 400 (Fig.2). Se i valori ematici di un paziente in corso di pancreatite acuta o cronica toccano valori compresi tra i 700 e 1000 viene previsto l’immediato ricovero e un’alimentazione, almeno per le prime settimane, esclusivamente tramite flebo

Fig.2 Analisi delle lipasi e amilasi di un paziente affetto da pancreatite cronica riacutizzata

Dieta: cibi da seguire

Dopo una diagnosi di pancreatite acuta o cronica, la dieta deve essere la principale priorità su cui concentrarsi per la guarigione. Si raccomanda, infatti, di concentrarsi su una dieta ricca di nutrienti, per non incorrere in malnutrizione, con un elevato contenuto di proteine semplici, a base di cereali, carboidrati, legumi, yogurt, frutta, verdura e prodotti caseari a ridotto contenuto di grassi. Bisogna prestare molta attenzione alla quantità zuccheri che vengono ingeriti dal paziente, poiché essi sono iperglicemici per via del malfunzionamento del pancreas e conseguente ridotto rilascio di insulina. Sono assolutamente da evitare i prodotti grassi, i cibi fritti e in particolar modo le bevande alcoliche. I pasti dovrebbero concentrarsi maggiormente sul consumo di frutta, verdura e cereali, con le proteine che giocano un ruolo di sostegno. Il paziente affetto da pancreatite, inoltre, va incontro a disidratazione, perciò è fondamentale bere molta acqua durante l’arco della giornata. Zuppe, brodi caldi o centrifughe possono soddisfare al meglio il bisogno giornaliero idrico. 

Autore: Allegra Bruciamonti
Classe III^B 
Scuola secondaria di I grado – Istituto Orsoline di San Carlo, Milano

Progetto divulgazione scientifica AIB&OSC
Docente responsabile: Elisa Mapelli Mozzi

Bibliografia

Setiawan V. (et al.), 2017. Dietary Factors Reduce Risk of Acute Pancreatitis in a Large Multiethnic Cohort. Clin Gastroenterol Hepatol. 2017 Feb; 15(2): 257–265.e3.

Wang. G (et al.), 2009. Acute pancreatitis: Etiologyand common pathogenesis. World Journal of Gastroenterology. 1427-1430.

Sitografia

http://www.humanitas.it/malattie/pancreatite/acuta

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